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San Marino e il coraggio dell’utopia

Non per farne un romanzo a puntate, ma vorrei continuare a ragionare su San Marino tornando di persona sul luogo del delitto, si fa per dire. Giusto in tempo per vedere agli Orti Borghesi l’allestimento di uno dei pic-nic spettacolo della rassegna Copertina.

Lo strano titolo finalmente mi si chiarisce: i concerti o le piccole pièce teatrali si ascoltano sdraiati per terra dove sono distesi dei teli con cuscini, gli occhi al cielo stellato, una copertina, se necessario. Bella idea, davvero, se non fosse che i teli a terra sono bianchi come lenzuoli e tutta la splendida location finisce per assomigliare più a un reparto Covid che a un salotto di triclivi romani.

In anni ormai lontani (1999-2000) ho avuto la fortuna di organizzare a San Marino, con mia moglie, un importante Festival internazionale, addirittura con la redazione quotidiana di un inserto giornalistico di 4  pagine. Non mi si fraintenda, non rivendico nulla, ma sembra che a San Marino nulla di importante sia destinato a durare… tutto ricomincia sempre da capo, in piccolo, stessa spiaggia, stessi errori. Come il titolo di questa iniziativa.

I funzionari del dicastero alla Cultura che incontro ogni tanto si illuminano quando ripensano a quella lontana stagione: sembra quasi che non credano alle potenzialità enormi che hanno a livello internazionale. E questo, da operatore culturale, mi addolora… Le mie non sono “recriminazioni”, è dolore.

Ripenso con dolore a quell’ancor più antico progetto scritto a quattro mani con il grande Christo, l’artista di landart scomparso da poco: “impacchettare” l’intero Monte Titano e “spedirlo” a tutto il mondo. I commercianti e la burocrazia si misero di traverso, e il progetto abortì. Ripeto: da semplice uomo di cultura soffro nel non veder sfruttato appieno l’immenso giacimento progettuale della piccola Repubblica per farlo esplodere a livello internazionale e valorizzare la bellezza dei suoi percorsi naturalistici e le sue davvero impagabili location.

Penso anche – per dirla tutta – a come San Marino si dimostri timida e incapace di investire nella sua Università istituita solo nel 1985. Miserrimo e poco funzionante il suo sito web (ma la pagina FB registra ben 1851  follower!), incapace di sottrarsi al ruolo ancillare nei confronti delle sedi veneziane e dell’Alma mater bolognese, l’Università della più antica Repubblica del mondo sembra del tutto incapace di investire – a dispetto delle roboanti dichiarazioni del suo rettore al terzo mandato – in un ruolo accademico di prospettiva davvero internazionale, con docenze davvero d’eccellenza (senza ricicli dei trombati come succede altrove) e progetti di ricerca scientifica abbinati a quelli dei principali atenei del mondo.

Fatta eccezione per un buon corso di laurea (triennale e specialistica) in Design (sinecura dei docenti di Milano e Iuav Venezia) e a dispetto dei titoli roboanti, i suoi dipartimenti e i suoi “centri di ricerca”, i suoi rari convegni o seminari di interesse quasi sempre locale (come riasfaltare la Superstrada) risultano quasi dei fantasmi: il Centro studi sulla memoria che batté tutti i record di flop partecipativo pur col grande Umberto Eco in presenza; o il Centro relazioni internazionali (?), per non parlare del Centro di studi storici (affidato all’ex assessore alla Cultura del Comune di Rimini, Stefano Pivato, autore di una fondamentale Storia sociale della bicicletta) che ha organizzato il suo ultimo evento, se si vuol credere al sito web, nel 2017.

E deserti appaiono comunque quasi tutti gli incontri organizzati negli anni. Insomma, l’Università degli Studi della Repubblica è ancora praticamente inesistente sulla mappa dei grandi atenei internazionali.

Pensate che a Firenze sono insediate oltre 50 università di tutto il mondo, soprattutto americane, che animano l’economia di quella città con oltre 5mila studenti, un business da oltre 150 milioni di euro all’anno. Questo dovrebbe diventare l’investimento principe di San Marino, con collegamenti quotidiani in elicottero verso le “vicine ” mete culturali (oltre che turistiche) di Urbino, Venezia, Bologna e Firenze.

E a proposito di elicotteri: non vi sembrerebbe l’uovo di Colombo, per avvicinare San Marino alla costa, la costituzione di una compagnia di stato di trasporto a mezzo elicotteri: dalla sede di Miramare dell’Aeroporto Fellini, divenuto oggi “di Rimini e San Marino”, ogni mezzora, 15 minuti di volo e atterraggio al parcheggio della “turisticamente inutile” televisione di Stato, oltre che del sottoutilizzato Centro congressi, che così riprenderebbe vita?

E se questa soluzione risultasse impraticabile non fosse che per l’inquinamento acustico, cosa vieterebbe di pensare in grande, anzi in grandissimo, alla più lunga funicolare al mondo, con partenza dal parco a ridosso del nuovo Centro congressi di Rimini, sul tracciato dell’antica ferrovia dismessa, tutt’oggi di proprietà e non usucapibile, anche se ormai ampiamente invasa da insediamenti privati?

So bene di non avere titolo alcuno per avanzare queste “fantasie” che rasentano l’utopia. Ma l’utopia, di questi tempi mediocri, ambigui e pasticciati, è necessaria. San Marino ha bisogno del coraggio dell’utopia! E comunque, è solo per affetto.

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