E’ nel buio dei tempi che un buon libro
può illuminare il futuro.
Grazie per averci accompagnato
nella nostra difficile missione.
Auguri
da tutto lo staff Guaraldi
Ci ho litigato e ci siamo abbracciati mille volte, e mille altre volte continueremo a farlo: è l’unico splendido Grande Vecchio dell’editoria italiana che mantiene lo spirito battagliero del giovane che si porta dentro e non lo abbandona mai, è Mario Guaraldi. Leggetevi questo suo articolo di una settimana fa: IL MERCATO DEI LIBRI CROLLA. E L’ASSOCIAZIONE EDITORI SPOSA LA RETORICA.
Mario ha ragione su tutto, tranne che su una cosa, non secondaria: sbaglia nel continuare a pensare che l’AIE (Associazione Italiana Editori) sia un interlocutore rilevante per le sorti del mercato del libro. E sbaglia a pensare che si tratti, come scrive, di “mandare a casa tutta la dirigenza dell’AIE“. L’AIE non conta più nulla da tempo, tutto ciò che fa e che dice è di fatto irrilevante. E la sua dirigenza è, come è logico che sia, nient’altro che la longa, o forse ormai brevis manus dei tre-quattro gruppi editoriali che cominciano a percepire che col digitale la loro egemonia è destinata a sfaldarsi e a crollare.
Bella buona e giusta mi pare invece l’invocazione di una Costituente del Mondo del Libro. Perché no? Perché non provarci, e a prescindere dall’AIE? Penso, come credo pensi anche Mario, che valga la pena provare a chiedere chi ci sta, e organizzarla per ragionare sui punti chiave da affrontare in termini costruttivi e propositivi, lasciando ad altri la sterile velleitaria difesa di un passato verso cui è difficile provare una pur minima nostalgia. Una Costituente del Libro che si riunisca per una rifondazione, su nuove basi di sostenibilità economica, ambientale e culturale, del mercato e della filiera del libro, con lo scopo di individuare:
Chi ci sta?. Oltre a Mario, intendo, cooptato d’ufficio
Internet stimola la diuresi. Nascosti dalla maschera del desktop (idiozia superficiale: ormai sappiamo che ogni nostro click è registrato e digerito, che ogni nostra mossa telematica è alla luce del sole di chi ci spia, siamo in un reality show permanente) diamo credito alle nostre più sfrenate lussurie.
Internet è l’antro dei frustrati. Il sito che riscuote più successo è YouPorn (finché tirerà ancora a qualcuno), la verità di un corpo addosso ci fa paura, il bunga bunga di Berlusconi fa l’effetto dei filmini con Edwige Fenech (che adesso ha 66 anni), roba anni Settanta, da vecchi, fa prurito ai matusa del giornalismo, per gli altri è, appunto, un film già visto e consumato. Per questo, nascosti dallo schermo, defechiamo stronzate.
I ragazzini passano ore tra facebook, twitter e messenger con una dilagante rapacità di dire, dire, dire, manco fossero il Presidente degli Stati Uniti. La loro vita si misura al ritmo dei ‘mi piace’ e di quanta materia scritta hanno accumulato a sera. Ed è una vita vuota, colmata, per frustrazione, da un affanno da poligrafi. Si riempiono tutti gli spazi per annientare il pensiero. Perché, cosa si scrivono questi ragazzini? Dove ci vediamo, cosa ti piace, che scemo è quello, che stupido quell’altro. Giudicano sulla base del loro stomaco.
Consumatori fatti e finiti. Per questo, c’è poco da stupirsi, poi, se gli ebook che funzionano sono libri come La conquista e Piacere proibito (scritto da una fantasmagorica Evie Hunter, una Eva cacciatrice, più esplicito di così…), Stringimi più che puoi perché (sottotitolo) “se è proibito c’è più piacere”. Una variabile perpetua alle Cinquanta sfumature di nulla. Eros a buon mercato per anoserrici di vita. Insulina per depressi. I dati sono due. Il primo è positivo: le parole, le storie, continuano ad avere la loro forza seduttiva. L’eros, insomma, è faccenda verbale più che corporale. Il corpo va di corpo, appunto, le parole sanno sedurre. Il secondo è meno positivo. Il mercato librario lasciato alla nostra sovrana libertà produce mostri.
Che si fa? Si fa che non si può continuare a considerare il libro una cosa qualsiasi. Non si vendono libri come ferri da stiro o frigoriferi. Il libro è il suo contenuto. Ma del contenuto, in un mercato librario corrotto e perverso come quello italiano, interessa a nessuno: le Cinquanta sfumature vinceranno sempre su Kafka o su Rilke. E anche se tutti dicono di sapere che le poesie di Rilke sono magnifiche, poi alla fine comprano le Cinquanta sfumature.
Perché? Perché il mercato si regge sull’infelicità e la frustrazione. Se leggi Rilke non compri più nulla. Se leggi un romanzetto pornografico (nel senso che è scritto da cani) ne compri un altro poi un altro poi un altro. Lussuria bibliofolle. Il mercato per alimentarsi non ha bisogno della perfezione, ma della corruzione. Allora? Bisogna rompere tutte le norme.
Come? Ci si deve mettere la politica. Incentivando gli editori che fanno libri assoluti. Gli altri li premia già il mercato fottuto. I cataloghi delle case editrici sono fondamentali tanto quanto i recessi degli Uffizi o la Biennale di Venezia. Ma i soldi vanno sempre agli altri. Se un editore muore, la politica tira un respiro di sollievo: un avversario in meno.
Davide Brullo
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