Secondo Marcello Baraghini, rivoluzionario dell’editoria italica, l’inventore di Stampa Alternativa e dei fatidici libri “Millelire” che rischiarono di rompere le reni a Segrate (Mondadori) e al bel mondo del Premio Strega, “la grande letteratura, ormai, si può fare soltanto in carcere, se hai l’ergastolo”. Perciò ha da poco pubblicato, in digitale, il romanzo dell’ergastolano Mario Trudu, Totu sa beridadi, cioè “Tutta la verità”. Baraghini esagera sempre, esaspera tutto. Non basta uccidere la moglie, ridurla a tranci e metterla in ghiacciaia per fare un grande scrittore. Però coglie nel segno, almeno tramite metafora. La scrittura è carcere a vita, ossessione permanente, clausura e claustrofobia. In carcere dovrebbero rinchiudere i cattivi scrittori. A rimpolpare l’intuito. Ma se vogliamo stare al gioco: tra i romanzieri “dal carcere” più importanti d’Italia c’è senza dubbio Enzo Fontana. Che arrivò perfino in Mondadori, con Tra la perduta gente, libro importante e anomalo, il cui protagonista è Dante. Pubblicato nel 1996, riscosse successo. Ora è nel dimenticatoio. Per impratichirvi con un autore fuori dal coro, fuori dai giri buoni, bravissimo, leggete Mia linea mio fuoco (Guaraldi, 1996). In cui Fontana l’autore svela i libri che gli hanno salvato la vita, che lo hanno scarcerato dalle storture del carcere.
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Il Marchese De Sade compie 200 anni. Il lieto evento accadrà il 2 dicembre prossimo, auguri. Con competente autorevolezza le fonti (in questo caso, Rai News) ci avvisano che da oggi, al Museo delle Lettere e dei Manoscritti di Parigi, sarà esposto il manoscritto originale delle 120 giornate di Sodoma. Una sorta di lungo rotolo di carta igienica, lordata dalle perversioni del “Divin Marchese”, che ha compilato il suo romanzo più celebre e terribile tra le sbarre della Bastiglia. Era accusato di sodomia e di avvelenamento. Quelli di Rai News, con devoto pudore, ci avvisano che “da De Sade hanno avuto origine i termini ‘sadismo’ e ‘sadico’, per gli argomenti trattati nei suoi romanzi”, ma chi vogliosamente sfogliasse i suoi romanzi ne rimarrebbe deluso. Le mefistofeliche scene di ingroppamenti e violenze carnali, infatti, sono lo spunto per vigorose catabasi filosofiche. In cui De Sade, un po’ come Nietsche, spezza la schiena ai filosofi con il tutù: ciò che conta, in questa vita vana, è l’individuo sovrano, la volontà di potenza, la potenza sessuale. Al di là del corpo – ribadito con furibonda furia – è niente: l’uomo è carnale e malvagio, percorrere la via dell’eros significa sprofondare nel nulla, nel dissolvimento. Scrittore corroborante, molto citato e molto poco letto, ci insegna che gli scrittori sono tali purché s’impegnino in imprese colossali, votate al fallimento. Per primo, soprattutto, ci insegna che il sesso (e il suo analogo, Dio) è il tema dominante della letteratura. Ma in era di YouPorn (in cui il corpo è rapido sfogo e non materia intellettuale, maceria di pensiero) i nostri scrittori si svelano pudichi, come chi cancella le vergogne del Giudizio Universale con le foglie di fico. Non così un autore torbido e inquieto – perciò dimenticato – come Giorgio Saviane, che ne Il papa, ad esempio, mostra come il corpo sia il cardine di qualsiasi riflessione sul cristianesimo. I romanzi ombrosi e mirabili di Saviane, un tempo in catalogo Rizzoli, Rusconi e Mondadori, risorgeranno presso l’editore Guaraldi in novembre. Tornando a Sade. Uno dei testi più importanti intorno alla sua opera lo ha scritto Georges Bataille ne La letteratura e il male. Tra i più dirompenti, solitari e feroci autori francesi del Novecento, Bataille intride la sua opera di eros e di riflessione filosofica. Due dei suoi testi più importanti, Critica dell’occhio e L’impossibile, che portano alle estreme conseguenze moderne le tesi del fatal Marchese, sono approdati in Italia, per la prima volta, quarant’anni fa nel catalogo Guaraldi, in edizioni di lusso.
Il Post-modernismo sguazza, si immerge,
nelle frammentate e caotiche correnti del cambiamento
come se non esistesse che cambiamento
David Harvey
Renato Barili, critico d’arte e di letteratura fra i numeri uno in Italia, dopo aver contribuito a mettere dei punti fermi agli snodi essenziali della nostra storia recente con tanta carta stampata, si riconferma innovatore. Accompagnato dai tipi della Guaraldi Editore sperimenta le pratiche dell’eBook e del Print on Demand per la sua ultima pubblicazione “Tutto sul postmoderno”. Un’operazione che si trova in perfetta sincronia con il tema centrale dell’opera.
Se scorriamo l’Enciclopedia Treccani.it infatti leggiamo che “il postmodernismo è contrassegnato, secondo i suoi teorici, dall’accantonamento del modello estetico modernista…” E chi altri è il simbolo della modernità se non Gutemberg con la sua colossale scoperta? Cosa se non la stampa?
E continua: “… si rivela in una molteplicità stilistica che riscopre la valenza liberatoria di pratiche condannate dall’ortodossia modernista, come l’eclettismo e il revival.” Al nostro libro digitale si accompagna la possibilità della copia cartacea singola, quella unica, personalizzata, preziosa, il revival dell’incunabolo…
Con queste modalità l’autore si preoccupa di dare una linea interpretativa per risolvere parecchie questioni relative allo studio del postmoderno, in maniera colloquiale e sintetica, senza l’ambizione di fare un discorso esauriente in termini quantitativi, ma con la volontà di dipanare un intricato filo logico e cronologico. Chiarisce innanzitutto cosa si intende per età moderna e cosa per età contemporanea, intraprende la strada del postmoderno a partire dalla sua alba, tra fine ‘700 e inizio ‘800, continuando con il mezzogiorno e le sue avanguardie storiche del ‘900, per finire con la lunga attuale fase autunnale .
L’eBook in formato PDF, ePub e Kindle è disponibile su guaraldi.it e su tutti gli altri store on-line di e-commerce a soli 6,99 euro e potete ritrovare le sue atmosfere nello studio in Secon Life di GuaraldiLAB.