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Il pataca e il cozzale

Non so quanti sanno che il nome d’arte del comico pugliese diventato famoso col il film Cado dalle nubi è ricavato da una tipica espressione pugliese per indicare un tipo grezzo e sgraziato quanto volete ma in fin dei conti genuino come una grossa cozza appena pescata: “Guarda che Cozzallone !”. Pensate alla battuta con accento marcatamente pugliese e vi troverete “Guarda Checco Zallone! ” , un nome, un programma.

Il cozzallone pugliese non è esattamente come il “pataca” romagnolo, ma l’origine delle duespressioni segue lo stesso percorso psicologico. La patacca, da monetina spagnola di infimo valore diventa una macchia sulla camicia poi cambia genere e diventa uno che crede di avere una medaglia di gran valore appesa alla giacca e invece è solo un povero “pataca” ! Il cozzallone è uno che vorrebbe tanto essere un’ostrica magari con una perla di gran valore dentro e invece è solo una brutta cozza nera e pelosa che richiama in modo impressionante, quando è aperta e bollita, il sesso femminile. Di qui alle divertenti canzoincine pseudo-omofobe di Checco il passo è brevissimo:” Quanta gente che vi attacca sol perché …non vi piace la patacca!” . E qui, patacca e cozza coincidono perfettamente.

Parlando più seriamente, il pataca e il cozzallone sono due figure che presumono di essere quello che non sono; si beano della loro presunzione. Sognano. Sognano di ballare abbarbicati a procaci straniere sulla terrazza del Grand Hotel, nella nebbia e nel gelo dell’inverno ; ma abbracciano solo fantasmi. Sognano di avere successo come Checco che canta nella deserta sala di registrazione … e qui quel cozzallone di Zallone capisce che basta ricorrere al trucco del lieto fine: l’ostrica apre le valve e il successo arriva! Dopo la mamma persino lo zio si convince che non è poi gran cosa avere un figlio gay e abbraccia riconoscente Checco: ma lo sberleffo del ragazzino che grida ai due: “Ricchioni!” non basta a dare dignità intellettuale alla farsa.

Il pataca e il cozzallone restano figure patetiche del nostro provincialismo. Basterebbe forse estendere la ricerca a livello planetario per scoprire ovunque figure omologhe di presuntuosi sognatori potenzialmente onnipotenti. Forse, meglio riscoprirsi banalmente “vermi” come ci insegna la cultura giudaico-cristiana: ” Ma io sono verme, non uomo, /infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo./ Mi scherniscono quelli che mi vedono,/ storcono le labbra, scuotono il capo…”.

Ma smettere di sognare non è facile…

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