Categorie
generale

Luzi fa 100 anni. E il critico del “Corriere” gli fa le scarpe

luzi-bonuccelli

Dramma scolastico. I liceali al limite arrivano a Ungaretti&Montale, forse transitano per Calvino&Pavese, probabilmente hanno sentito parlare di Pasolini. La scuola racconta la letteratura come una sfilza di lapidi: sono tutti talmente morti, gli scrittori, che pare che perfino la letteratura non esista più, sopita nel fango.

Peccato per i ragazzini. Che fan bene a tenersi lontani da parecchi autori viventi, ma si perdono il gusto di autori fenomenali.

Mario Luzi, ad esempio, che tra due giorni compirebbe 100 anni. Degli scolari di oggi potrebbe essere il trisnonno, ma i suoi versi grondano di una lucente fanciullezza che al suo cospetto un maturando del 2014 è già vecchio, un matusa, un morto vivente.

Miracoli della poesia, che ha il tempismo di garantire, a noi poveri umani, un bagliore di immortalità. All’orrore scolastico, però, va aggiunto il cattivo servizio che ai poeti fanno i critici letterari. I quali per sbarcare il lunario scrivono sui giornali e per vendicarsi del fatto che hanno l’obbligo di parlar bene dei viventi e di lustrar l’argenteria dei potenti, se la pigliano coi morti. Il modenese Roberto Galaverni, che compie 50 anni quando Luzi ne farebbe il doppio, ad esempio, ne ha fatta di strada.

Adesso scrive sul Corriere della Sera, un tronfio trionfo, e ieri, celebrando il centenario di Luzi (leggetelo, vi prego, Garzanti ha da poco rieditato tutte le Poesie), si è messo a fare il sofista. «Va dato merito a questo poeta, allora, dell’investimento etico che è stato tutt’uno con la sua crescita poetica», scrive, dicendo però che «i suoi ultimi vent’anni» (non 5,7 o 10, 20!) «peccano spesso per un di più di eloquenza, d’astrattezza, di rarefazione intellettuale».

A Galaverni piace la più la poesia da tè delle cinque, di quelli che meditano tranquillamente sullo schifo quotidiano, senza mai sporcarsi le mani, rispetto a quella dai concetti vertiginosi. Casi suoi. Certo, se uno legge quell’articolo gli vien voglia di leggere tutto tranne Luzi.

Che poi, non è che Galaverni abbia dato sfoggio di ardimento bibliografico: il suo lavoro più importante è l’antologia Nuovi poeti italiani contemporanei. Dedita a scandagliare ciò che di buono si verseggiava dopo la generazione di Luzi, la stampò Guaraldi nel 1996. Due anni prima Luzi aveva pubblicato il Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini.

Un libro di virile splendore. Caro Bob, stai sereno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.