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Cari Vescovi, a Gesù non interessa della famiglia

Copia di Michelangelo_Buonarroti_-_Tondo_Doni_-_Google_Art_Project
Non c’è bisogno di citare il familicidio di Cattolica: che la famiglia come istituto di buona morale sia mortale, anzi, già morto, lo sapevano bene Flaubert e Tolstoj, ripassatevi Madame Bovary e Anna Karenina. La Sacra Famiglia, tra l’altro, ornamento devoto sopra i talami di mezzo mondo cattolico, non importava neppure a Gesù, è un concetto importato dalla Curia romana per evitare insani estremismi.

San Giuseppe si fa carico di una minorenne ingravidata non si sa da chi e il Figlio, ingrato, visto che la presenza della mamma lo infastidisce mentre parla alla folla esclama, “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? […] Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12, 48-50). Il cristianesimo stermina l’istituto familiare ebreo e borghese, l’unica verità annunciata da Cristo è seguirlo, rinnegando se stessi, contro tutto e tutti (Mc 8,34). Intanto, contro la menzogna della famiglia.

Gesù non è l’angelo del focolare, ma appicca il fuoco, mette al rogo la bella famigliola unita: “pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre” (Lc 12,51-53). Il cristiano è colui che vota la sua vita a Dio, che si fa eunuco per il regno dei cieli (Mt 19,12): se proprio non ha le palle per aderire totalmente a Cristo, allora pigli moglie e eviti di tradirla, frenando la sua connaturata fame di sesso, come insegna San Paolo nel capitolo 7 della Prima lettera ai Corinzi.

Che ci ricorda che “chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie” (1 Cor 7, 32-33). Dai tempi medioevali dell’amor cortese, si sa che l’amore è tanto bello quanto più è impossibile, la donna amata è quella irraggiungibile. D’altra parte, la moglie, passata la luna di miele, è una rompiscatole succhiasoldi. La famiglia è la colonna della società del tempo che fu, una morfina sociale. Ora come ora è un nido di odi, un vespaio di rancori.

Che siano i Vescovi a raccontarci la lieta novella della bella famiglia è per lo meno paradossale. Dovrebbero istigarci alla verginità e alla solitudine con Dio.
Davide Brullo

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