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Itaca Sunrise di Francesca Pirrone – Assenze, attese, incontri

Copertina Itaca Sunrise

La breve e intensa esperienza contenuta in questo romanzo consegna al lettore un intreccio di emozioni che si dipanano nel corso della vicenda attraverso l’alternarsi delle voci dei protagonisti, presentati sempre nel binomio uomo-donna. La voce, si sa, è la risultante di un complicato processo interiore che giunge a pieno compimento solo quando è espresso, detto: solo allora un pensiero cessa di essere tale per trasformarsi in parola detta, pronunciata, a voce appunto. È nel punto d’intersezione tra queste due istanze che la scrittrice si cimenta nel raccontare della probabilità, nell’atmosfera rarefatta di un pensiero che si forma, dicendosi senza essere detto e ponendosi in un dialogo intenso con un altro io a cui far rima, in un crescendo di rimandi e di risposte a domande non poste. Così il lettore è condotto nel mondo dell’attesa, della probabilità.

Ho contato i giorni come solo un matematico sa fare. Li ho contati per sopravvivere al passare inesorabile del tempo, per abbandonare l’idea dell’attesa e consegnarmi piuttosto al numero dell’attesa.

Questo ci dice una delle voci del racconto ponendo il lettore di fronte ad uno dei grandi drammi del nostro tempo: l’attesa. Il momento della probabilità, del ventaglio di possibilità e impossibilità che si aprono di fronte all’essere umano e alla sua ansia di non vanificare la propria vita nell’attesa dell’improbabile. Condizione necessaria affinché si produca l’attesa è l’assenza, ed è da questo elemento che prende le mosse l’intera vicenda; i due personaggi dialogano e lo fanno attraverso i loro monologhi: nessuno può “sentire” quello che si dicono, forse nemmeno loro stessi. L’armonia di domanda e risposta si svolge su un piano che non è quello della parola materiale, ma dell’emozione, nel suo trasformarsi in pensiero espresso ma non detto. Non detto perché, fondamentalmente, non c’è un “io” materiale a cui rivolgersi e l’idea di questo “io” assente è ancor più sostanziale della sua stessa presenza fisica.
L’abilità della scrittrice consiste, appunto, nell’aver creato un “dialogo amoroso” che, a ben guardare, va ben oltre la tematica erotica, per trasformarsi in una disamina ontologica: non è l’amore a mediare le vite dei personaggi, a suggerire loro pensieri ed emozioni, bensì la loro stessa essenza di esseri umani, esseri capaci di amore.

Chi sono io? Chi sono?

Così si presentano i personaggi fin dalle prime righe ponendo il lettore di fronte ad una di quelle domande “fatali”, dalle quali i più fuggono, procrastinando una risposta in un futuro incerto quanto la durata di un arcobaleno. Se è vero che, per dirla con le parole di Montale: Non sappiamo quale sortiremo domani, se oscuro o lieto – bene è iniziare piuttosto a domandarci chi siamo, come i personaggi del racconto ci suggeriscono, per poi scoprirci essere solo probabilità, occasioni da sfruttare o lasciare per strada nel corso delle nostre esistenze.
All’attesa segue inesorabilmente l’incontro: è in quel momento che l’attesa di una vita può concretizzarsi nel dirsi, nel raccontarsi. Ma proprio allora la parola manca, tutto è affidato all’evanescenza di un sorriso, alla fugacità di uno sguardo dove l’essere è sovrastato dal carico emotivo del suo essere pensiero e non può far altro che tacere. In tal senso, allora, l’incontro si esaurisce ancora una volta nel silenzio, nel non detto. Ancora una volta è il campo delle possibilità del pensiero e dell’emozione a prendere il sopravvento sulla concretezza della parola espressa. Nessuno verrà mai a dirci se abbiamo assistito ad una pura fantasticheria, all’esercizio sfrenato delle passioni emozionali che non danno vita ad una storia d’amore concretamente vissuta. Di questo l’autrice tace e, tacendo, ci suggerisce forse di pensare alla inutilità di intendere la vita nelle sue manifestazioni concrete, materiali: la vera vita è sfuggente, mutevole, si manifesta come puro pensiero e la parte di vita attiva, che inesorabilmente ci caratterizza e ci classifica nel mondo, va ascritta alla sfera delle possibilità, a ciò che siamo stati, a ciò che saremo, a ciò che avremmo potuto essere.

Antonio Moraca

Una inedita Scuola di Scrittura

Sulle ali della cicogna Nilou debutta la Scuola del Racconto & della Favola di Guido Conti e Guaraldi Editore

Insegnare a leggere per imparare a scrivere

TestataIl mondo è narrazione. Ci si educa sempre alla narrazione, ma scrivere un racconto, uno sceneggiato per un film, un fumetto, una favola, implica tecniche di narrazione molto diversificate fra loro. Imparare a leggere e scrivere bene serve enormemente, a tutti, nella quotidianità, nel proprio lavoro. A noi la lettura e la scrittura interessano come luoghi in cui si coltiva ed esercita la fantasia, ad ogni età.

Il nostro è un “laboratorio editoriale”. Una esperienza a tu per-tu con un autore/redattore che ha fatto della scrittura il proprio destino. Ma anche una concreta possibilità di pubblicazione: lo staff di GuaraldiLAB lavorerà infatti con ogni partecipante per realizzare il progetto di pubblicazione del lavoro svolto.

La nostra Scuola prevede una radicale biforcazione:

  • la Scuola del Racconto & della Favola a cui verranno dedicate le quattro lezioni riportate sotto e dislocate in altrettanti inediti weekend invernali sulle colline riminesi. Vi indagheremo gli autori che hanno fatto la storia del racconto breve e i grandi scrittori di libri per ragazzi che sono riusciti a costruire un immaginario, un mondo intorno alle loro storie, in certi casi anche grazie alle loro uniche illustrazioni. (ISCRIVITI SUBITO)
  • la Scuola del Romanzo breve – in collaborazione con il Master e il CdL in Giornalismo e Cultura Editoriale di Parma – che si svolgerà presso l’Università degli studi di Parma fra il 23 gennaio e il 13 febbraio 2015 (il calendario dettagliato dei corsi verrà pubblicato a stretto giro, anche sulla nostra pagina Facebook).


DATE E TEMI DELLA SCUOLA:

14-15 novembre, “IL SOGNO NELLA LETTERATURA E NEL CINEMA“:

POE, KAFKA, FELLINI (ricordando il 21° anniversario della scomparsa).

V2-P010 I fondatori della narrazione moderna come Poe e Kafka hanno qualcosa di onirico, di surreale che si collega perfettamente al modo di girare di Fellini, un sarcasmo e un umorismo complesso che li fa diventare tre campioni della narrazione moderna. Analizzeremo i modi e le forme del racconto, ci aiuteranno a capire e a lavorare sul racconto breve e brevissimo. Di Fellini parleremo non solo del suo cinema, ma delle sue narrazioni prima che diventasse regista. Un umorista surreale e sarcastico che ha molto da insegnarci.

 

21-22 novembre, “I PERSONAGGI E LA SCRITTURA UMORISTICA” GUARESCHI, ZAVATTINI, CHESTERTON


guareschi
Ci sono umoristi che affrontano diversi generi, Zavattini il racconto breve tra cronaca e invenzione, Guareschi il racconto breve visto come un capitolo o un momento di una epopea; dall’altra Chesterton che individua il racconto breve come un modello per il racconto giallo. Tre umoristi diversi tra loro che si illuminano reciprocamente proprio perché simili e diversi. Inventori di personaggi che hanno segnato un’epoca e hanno raccontato un secolo lontano dal romanzo reiventando il genere del racconto fra tradizione e modernità.

 

28-29 novembre, “L’ILLUSTRAZIONE NEL LIBRO PER RAGAZZI” SAINT-EXUPERY, ROAL DAHL, LUIS SEPULVEDA

il-piccolo-principe_3037 La storia della letteratura moderna è costellata da piccoli grandi miracoli: libri per ragazzi (indispensabili per gli adulti) illustrati dai propri autori. O da disegnatori prodigiosi come Mazzanti, Mussino, Cavalieri, Topor, Jacovitti, ecc. che hanno illustrato Pinocchio. Il libro illustrato è a tutti gli effetti un’opera d’arte. Chi non ha amato la storia del Piccolo principe, chi non si è commosso davanti alla Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare o assaporando la Fabbrica di cioccolato? A introdurci in questo mondo della meraviglia e del fantastico, due numeri uno dell’illustrazione: Roberto Meli e Andrea Rauch.

 

12-13 dicembre, “SCRIVERE E DISEGNARE FAVOLE” ANDERSEN, COLLODI, CONTI (in occasione del lancio della favola “Il volo felice della cicogna Nilou”, RCS Editore)

Pagine da Collodi_Piccini_Pinocchio riminese Andersen e Collodi, due scrittori dell’Ottocento che hanno reinventato la favola antica, ponendo le basi per la favola moderna, con un successo planetario. Perché questo successo, qual è la ricetta che ci insegnano? Qual è la loro modernità? Perché pochissimi hanno fatto tesoro dei loro insegnamenti? Proviamo a leggere e a scardinare i meccanismi narrativi di questi scrittori che ci aiuteranno a scrivere favole moderne, intelligenti e si spera piene di “sugo”, di contenuti “etici” più o meno nascosti.

 

SEDE, ORGANIZZAZIONE E COSTI:

La Scuola ha sede – e dove altrimenti? – nella “Casa dell’Editore”, un grande casolare di campagna voluto da Guaraldi per realizzare i suoi progetti creativi, un “casone” pieno di libri sul colle di Covignano, alle spalle di Rimini. Da cui si può guardare un inedito mare d’inverno.

  • Venerdì pomeriggio : ricevimento e cena rustica di benvenuto nei dintorni:
  • Venerdì sera : incontro collettivo di conoscenza e predisposizione del programma didattico
  • Sabato mattina : lezione magistrale di Guido Conti sul tema del weekend
  • Sabato pomeriggio : esercitazione e scrittura individuale
  • Sabato sera : cena di congedo in un ristorante limitrofo e lettura degli elaborati.

SINGOLO WEEK-END: 270 € (senza pernottamento: 200 €)

INTERO CORSO di 4 week-end: 900 € (senza pernottamento: 620 €)

Il costo è comprensivo di uno/due pernottamenti, due cene nelle trattorie dell’entroterra, e della pubblicazione in e- Book dell’esito del lavoro (solo per i partecipanti all’intero corso).
Disponibilità: minimo dodici, max ventiquattro partecipanti. Alloggiamento presso la “Casa dell’Editore” o nei bed&breakfast limitrofi.

Iscrizioni obbligatorie almeno una settimana prima delle date prenotate con l’invio del modulo di pre-iscrizione, del curriculum e di un proprio lavoro creativo a info@guaraldi.it
Telefono: 0541.742974 (int.224) / 340.4152496

 

 

 

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