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Cosa vuol dire fare l’editore

Mi diverto spesso a chiedere ai ragazzi cosa vuol dire fare l’editore e ogni volta scopro con rinnovato stupore come sia difficile cogliere l’essenza di questo strano “mestiere”: “l’editore è quello che scrive i libri (no! quello è l’autore), l’editore è quello che li stampa (no! quello è lo stampatore), è quello che li vende (no! quello è il libraio), allora li distribuisce (no! è il distributore)”.
Allora, cos’è un editore?
Mi perdonerete se la prendo un po’ alla lontana.
Alessandro Manzoni quando cominciò a pubblicare i suoi “Promessi sposi” continuava a correggere il suo testo man mano che i fogli andavano in stampa.
La stampa era fatta foglio per foglio e chi ha qualche esperienza da bibliofilo sa che non esistono quasi due edizioni dei Promessi sposi che siano identiche una all’altra, proprio perché il lavoro di scrittura, come giustamente sostiene Guido Conti, è una continua riscrittura del testo e questo “interagiva” con la tecnologia che allora veniva usata. La macchina tipografica era infatti una macchina lentissima, in cui i fogli passavano sotto un rullo che li comprimeva sulla composizione della pagina fatta con caratteri mobili, di legno o di ferro, messi in fila uno ad uno e “sporcati” di inchiostro; il foglio stampato veniva poi piegato in quinterni e finalmente rilegato. Mentre si stampava un foglio Manzoni faceva a tempo ad apportare correzioni alla composizione della pagina successiva!
Poi sono arrivate la linotype, delle macchine compositrici che erano come delle gigantesche macchine da scrivere collegate a un forno dove veniva fuso il piombo che formava una riga intera di testo; poi è nato l’offset e la rotativa : le macchine erano gigantesche ma macinavano migliaio di copie in pochissimo tempo ( i testi venivano incisi su un cilindro, che ruotava velocissimo); poi finalmente è arrivato il computer, il famoso desk-top-publishing. E questa è praticamente l’ultima innovazione tecnologica che ha rivoluzionato il modo di fare editoria.
Ma il computer è arrivato pochissimo tempo fa ed è fondamentale capire che la rivoluzione che ha apportato è ancora in atto. Siamo ancora, potremmo dire, nella fase del travaglio. E il “bambino” che nascerà da questo parto si intravede appena.
A proposito del titolo di questo incontro, un po’ apodittico, “Internet: necessità o amore” io mi permetterei di dire che è una situazione di fatto, come una nascita appunto, come un bambino che nasce. Certo, è frutto in qualche modo anche d’amore, nel senso che qualcuno ha progettato queste grandi trasformazioni epocali, pensate a Bill Gates che era un ragazzo della vostra età pochi anni fa, ma con una genialità straordinaria, che ha innescato un meccanismo straordinario di cambiamento della realtà. Noi siamo ancora dentro questo cambiamento che non è terminato. L’editoria è esattamente dentro questa fase di travaglio, di cambiamento quotidiano.
Una seconda annotazione.
Noi abbiamo appena costituito l’Europa; è vero che la Svizzera è in una situazione particolare ma voi percepite molto bene che c’è un processo di metamorfosi politico-culturale straordinario. Noi abbiamo sempre fantasticato sul fatto che la Svizzera parlava contemporaneamente quattro lingue ed era per noi un fatto affascinante … Ebbene, sapete quante lingue parla l’Europa? Ottantaquattro. L’Europa è una realtà politica e geografica che parla 84 lingue! Bisognerà limitarle, ridurle? Neanche per idea. La lingua è una ricchezza della cultura. Questa abitudine a pensare l’Europa come una realtà multilingue è una cosa recentissima perché fino a poco tempo fa i nostri ragazzi crescevano convinti che al mondo si parlasse solamente la lingua, se non addirittura il dialetto, che si parlava a casa loro. Internet, di colpo, ha svelato questa diversa realtà; di colpo attraverso Internet posso accedere alle biblioteche slovene, cecene, slovacche, ceche, scoprire che esistono dei paesi del Nord che non avevo mai sentito nominare, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, cose fantastiche. Occorre dire noi abbiamo avuto anche un dramma storico che si è chiamato “cortina di ferro”, cioè la spaccatura del mondo in due grandi aree Questo ha creato non solo una spaccatura politica ma anche una spaccatura culturale; una parte delle culture che si sviluppavano di qua del muro non passavano dall’altra parte. Un’intera realtà ci è stata preclusa e grandi culture sono rimaste del tutto sconosciute. Internet e la nuova modalità di diffusione in tempo reale di culture, di lingue, di contenuti è diventato di colpo una specie di lente d’ingrandimento su ciò che ci era sconosciuto e produce delle modificazioni “culturali” di cui ancora noi non percepiamo le conseguenze.
Faccio ancora un altro esempio. Fino a ieri, per fare un libro, un editore doveva investire molto denaro, perché bisognava pagare il tipografo, il cartaio, il fotolitista, il legatore, dopodiché – dopo avere speso in anticipo tutto questo denaro – quel libro bisognava in pure distribuirlo; e la distribuzione era fatta di persone fisiche, di strutture organizzative, di depositi regionali, una rete estremamente complessa di commercio. Distribuire un libro non era molto diverso dal distribuire un pacco di spaghetti. Ma la differenza fra il libro e lo spaghetto è che il libro è sempre diverso uno dall’altro, un autore è diverso dall’altro, un lettore diverso dall’altro, mentre gli spaghetti sono sempre uguali! Tutto molto complicato!
Pensate ora a cosa succede nell’era di Internet.
L’editore finalmente considera il contenuto del suo libro come una cosa distinta dalla sua forma fisica, dalla sua forma merceologica. Il libro non è più quella cosa fatta di carta rilegata che uno trova in quel negozio che si chiama libreria. È fondamentalmente un contenuto immateriale. Il libro di Guido Conti è prima di tutto un contenuto immateriale: è nato nella testa del suo autore, si è trasferito nel suo computer e di lì prende tutte le forme possibili e immaginabili. Questo è quello che sta succedendo nell’editoria. Il libro è diventato un contenuto immateriale che può essere divulgato e diffuso via Internet, che può essere recepito, scaricato, stampato ovunque nel mondo, in tempo reale, a costo zero. L’editore, pertanto, può permettersi di pubblicare il libro in qualunque lingua perché non è più rilevante il contesto commerciale, la rete distributiva. Qualunque libraio del futuro, in teoria, potrà scaricare da Internet il libro che interessa il suo cliente, in qualunque lingua; lo stesso potrà fare il bibliotecario ovunque si trovi stampando ad Istambul, con le tecnologie della stampa digitale, una cinquecentina acquistata dalla Biblioteca di Lione. Questo è quello che si chiama distant publishing e print on demand. Io stampo su richiesta , a costi molto bassi, il file che mi interessa, prelevandolo da quella specie di serbatoio gigantesco che è Internet.
E importante capire che il file immateriale che viene distribuito attraverso Internet comprende esclusivamente la fase “tipica” del lavoro editoriale, senza più confusioni con tutti gli altri anelli della filiera tradizionale (il tipografo, ecc) : possiamo dunque finalmente rispondere alla domanda iniziale!
Il lavoro editoriale è quello che si esprime in un progetto comune dell’autore che ha scritto quel testo e dell’editore che lo ha scelto – individuandone le qualità – e pubblicato, cioè “reso pubblico”, diffondendolo. Il libro, diceva Escarpit è la sua diffusione. E oggi la sua diffusione è potenzialmente una diffusione su scala mondiale.
Innestando questo meccanismo a livello scolastico e a livello didattico, come abbiamo sperimentato con Guido Conti e la sua classe di studenti, abbiamo finalmente reso “visibile” il lavoro editoriale: una normalissima classe di ragazzi ha sperimentato dall’interno cosa vuol dire lavoro creativo, si sono addestrati a leggersi e a rileggersi, a scrivere e a riscrivere; e finalmente ha pubblicato il suo libro e lo ha diffuso fra tutti gli interessati, che in questo caso coincidevano in gran parte con gli stessi autori e i loro amici; ma l’esemplificazione, la modalità del fare editoria ha assunto un valore culturale enorme, un valore didattico straordinario e persino ha consentito l’innesco di un meccanismo economico sufficiente a rendere pagato il lavoro dell’editore perché quelle 100 copie vendute erano sufficienti, e il risultato economico, in microscala, poteva ritenersi soddisfacente. Ma soprattutto, il file – cioè il contenuto immateriale di quel lavoro didattico – è oggi in rete e teoricamente leggibile da migliaia di altri ragazzi.

Publishing on demand

typewriter

Come funziona

Abbiamo in mente la sola forma di editoria che ci sembra possibile oggi, fuori dal mass-market, che non ci interessa, per produrre contenuti ineccepibili :

  • un editore ri-pensato come fornitore di know-how e di servizi di gamma alta (Ritorno della Redazione)
  • un autore che abbia a cuore un risultato di qualità : buoni contenuti indipendentemente dalla forma che potrà assumere il suo libro: eBook , Apps, e ovviamente carta (Qualità del Prodotto, ritorno della carta)
  • contenuti prodotti in funzione dell’obbiettivo per cui sono stati pensati (Distribuzione “mirata: libreria inclusa, ma non solo)

L’autore-editore

Sia che si tratti di stampare la propria tesi di laurea in poche copie, in maniera più professionale e meno cara rispetto ai servizi della vecchia copisteria sotto casa; o che si voglia un prodotto banalmente più elegante da sottoporre alle grandi case editrici, rendendo il proprio lavoro più leggibile e credibile; oppure che voglia realizzare una micro-tiratura da distribuire in proprio presso qualche libraio amico, o per farne omaggio ai propri amici e parenti, tutto questo oggi è possibile.

Ci sono ormai dozzine di siti che offrono servizi di Self-Publishing più o meno buoni, ma quasi nessuno spiega ai propri autori  che la qualità del loro libro (o della loro tesi) non dipende solo dalla sua qualità “esterna” (grafica ed estetica) ma dalla qualità dei suoi contenuti “interni”.

Ciò dipende  in parte, ovviamente, dalla bravura dell’autore; ma in larga misura anche dalla qualità del lavoro professionale di redazione che va sempre compiuto su un testo, prima di pubblicarlo.

In altre parole : se tu vuoi diventare il tuo editore, il tuo libro ha bisogno di un vero Redattore!

Librai-editori e bibliotecari-editori

L’editore “puro” è una invenzione recente. L’editore nasce o come libraio o come stampatore. L’Editore-libraio  e l’Editore- tipografo aveva il polso degli umori intellettuali della propria clientela, conoscevano  bene le esigenze del rispettivo giro di clienti-lettori portando  alla stampa quei testi che germinavano nel proprio milieu o che erano  stimolati  a cercare o addirittura a commissionare.

Perché non riproporre questa sua funzione storica in chiave digitale ?

Perché non fare dei residui pochi librai indipendenti un sorta di Editore diffuso che raccoglie i manoscritti dispersi nei cassetti dei propri affezionati clienti (non fosse che in forma di Album di foto ricordo?).

Oggi questa straordinaria potenzialità di marketing diretto è ancora più evidente nel ben più vasto circuito delle Biblioteche: anche il Bibliotecario potrebbe utilmente trasformarsi in Editore, favorito come è non solo dalla percezione diretta dei flussi di “prestito”, ma anche con riferimento ai propri eventuali Fondi Antichi e rari , tesoro incalcolabile da offrire al mercato sia in forma digitale che facsimilare.

Noi abbiamo una vasta esperienza in materia: per questo riteniamo di poter offrire un servizio prezioso sia ai Librai che ai Bibliotecari.

Per gli editori

Oggi, la ristampa digitale anche in singola copia è finalmente possibile: noi la garantiamo!

Rinunciando a una coda di stampa non  si perdono solo introiti , si perde anche in visibilità, in disaffezione da parte dei lettori, soprattutto in perdita del controllo del copyright, quando un libro non è più “attivo” in catalogo e sul mercato. Per non parlare della “seconda vita” di quel titolo in formato digitale, vera e propria “second life” magari ancora poco interessante quanto a resa economica dell’avatar immateriale del libro cartaceo, ma determinante per alimentare un flusso costante di ordini anche cartacei, “on demand”, generati in rete.

IIl futuro sarà tutto “on demand” per quanto riguarda la carta: si stamperanno solo le copie che vengono realmente ordinate, magari personalizzate col nome della Libreria che raccoglie l’ordine e del cliente che paga il suo libro la sera per riceverlo l’indomani mattina!

Utopia ?? Niente affatto: noi lo facciamo!

Scuola e Università

Immaginatevi una biblioteca universitaria. Disseminate ovunque delle consolle touch screen cui gli studenti possono accedere liberamente. Uno studente sfiora lo schermo, entra nel sito del suo docente o nel database delle sue dispense, visiona i testi che gli serviranno per preparare un esame e invia un ordine di stampa che gli permetterà di ricevere a casa una copia della dispensa scelta. Quando scarterà il pacco posta le si troverà tra le mani un vero libro e non un fascicolo di scomode fotocopie graffettate.

Stesso scenario per il “Prof” che volesse finalmente esercitare la propria famigerata “autonomia didattica” proponendo il proprio libro di testo o compilando la propria antologia a misura dei suoi 28 allievi…

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