Tag: Bibliotecari

Perché un blog nel Far Web

“Le date di ieri sono i dati di oggi offerti nel modo più tempestivo. La bruciante attualità è un deja vu“. La citazione è di Paolo Fabbri, introduzione a Profezie da due soldi, un libricino quasi introvabile del 1999 , ovviamente autoprodotto, del sottoscritto…

Scusate se, per l’esordio, la prenderò da lontano per giustificare un titolo così impegnativo.
Rileggo il breve testo del grande semiologo mio amico alla luce di tre fatti di bruciante attualità: la class action contro Google, lo sbarco in Europa del Kindle di Amazon e la recente iniziativa del Mulino di “aprire” agli studiosi 300 titoli del proprio catalogo.

“Il profeta pronuncia al futuro non ciò che accadrà, ma quel che deve avvenire. Dice il necessario, non il possibile. E dice anche quel che vorrebbe non avvenisse (…) Avvertito dalla profezia, c’è chi cambia il comportamento che porta diritto alla calamità (…): il profeta efficace è quello che si sbaglia, perchè riesce così a trasformare il mondo”…

Dunque, le cose stanno pressapoco così: dal 1991 – data in cui ripresi a pubblicare col mio nome dopo dodici anni di assenza dalla carta stampata, iniziò il rovello innescato dal miracolo del desktop publishing! Nel 1997 organizzai a Rimini un clamoroso match fra Umberto Paolucci (Microsoft) e Diego Piacentini (allora AD di Apple Italia), titolandolo La sfida europea dell’informatica: per una realtà futura non solo virtuale.
Fu in quegli anni che alcuni di noi iniziarono a sospettare che il vecchio modo di produrre e distribuire il libro fosse arrivato al capolinea; e che il web fosse null’altro che il tipo, l’immagine del grande mare affrontato da migranti in fuga da una realtà amara e culturicida, con la speranza di trovare altrove condizioni di vita migliore, e libertà di cultura (ah, l’America!).
I “migranti” nel web erano, come tutti i migranti di tutti i tempi, i reietti, i poveri, gli illusi, gli orfani (delle ideologie, dei valori, del ’68), forse gli assassini di un modo di pensare (craxiano ?) che li opprimeva e sembrava loro semplicemente mortifero…

Le mie piccole profezie iniziano però realmente solo il 27 ottobre 1998, con una relazione al “Laboratory of future communication” di Berlino, presente, appunto, Paolo Fabbri. Il titolo era Il futuro virtuoso (non solo virtuale) del sistema editoriale europeo – Rischi e vantaggi di una rivoluzione in atto.
Il mio inglese era stentato ma mi dissero che riuscii a comunicare ad oltranza, nell’ordine, il mio mal dissimulato disprezzo per gli editori mass market, il mio astio verso i distributori-killer, la mia antipatia per i librai-edicolarizzati, la mia incazzatura per i bibliotecari-burocrati (categorie tutte a cui sarebbe bastato aggiungere il qualificativo “tradizionali”); e per contro, il mio entusiasmo per quei formati digitali (fantastico PDF !) che sancivano l’immaterialità dei contenuti e svelavano l’anima disincarnata dei libri!; la mia fiducia nel web come nuova autostrada distributiva a costo zero e la mia speranza che il “Print on demand” sarebbe diventato il nuovo modo di produrre e stampare libri da remoto. C’erano, in quegli anni non più di un paio di editori “modello”, in Europa, di questa nascente filosofia editoriale: soprattutto la francese “Zero Heure” , col mitico URL www.00h00.fr .

Da allora, di visione in visione, di convegno in convegno, di seminario in seminario, è stato come cercare di stringere fra le dita l’ologramma del libro a venire.
Gli editori italiani dapprima se ne fregarono, poi non capirono, quindi si spaventarono, infine cercarono di fare i furbi (come successe col borsellino elettronico del Ministero, per i Learning Objects): infine, decisero di giocare contro questa rivoluzione ( o evoluzione ? ) digitale che metteva a rischio il business della carta… e del copyright. Tutti, o quasi tutti: da Mondadori a Il Mulino.
Ma il consesso dei profeti aveva sbagliato profezia; e sbagliando aveva modificato il futuro, proprio come sostiene Paolo Fabbri… I big radunarono in segreto le loro truppe e si prepararono armi in pugno ad invadere il nuovo continente al seguito delle tre caravelle. Sentivano odore di oro…
Era infatti apparso Google, non tanto o non solo come potente ed pertinente motore di ricerca, ma come Biblioteca planetaria che intendeva garantiva libero accesso a contenuti librari in centinaia di lingue per milioni di titoli! Gli editori di tutto il mondo paventarono questa “libertà di accesso”, gli si coalizzarono contro e gli intentarono causa.
Era apparso Amazon come Libreria planetaria (rispetto alla quale Fnac e Feltrinelli paiono solo granellini di polvere): ma era ancora una libreria basata sul cartaceo: il web serviva solo per gli ordini, e dunque era “tollerata”. Ma ecco che Amazon si inventa Kindle. Una banale rivisitazione del vecchio Rocket e-book, si sarebbe detto, tranne che questa volta si tratta di “carta elettronica”, non di un PC dedicato! Kindle ha un successo straordinario e appare per quello che è: un “terminale remoto” di e-books in formato proprietario, soprattutto per gli studenti ( addio zainetti e chili di carta!) con una riserva alle spalle di alcune centinaia di migliaia di titoli. Gli editori scolastici italiani sudano freddo quando, pochi giorni fa, Amazon annuncia a sorpresa, il suo sbarco in Europa.

E cosa fanno gli editori italiani (ovviamente democratici e di sinistra)? Rispondono per bocca dei furbetti del quartierino bolognese: il Mulino annuncia in maniera roboante un libero accesso ai suoi 300 titoli! Idea fantastica, come il nome (Darwin Books), che indica un progetto “evolutivo” di libri consultabili sul server dell’editore. Peccato che sia una bufala, che in realtà non faccia accedere a nulla! Anzi il modello bolognese sembra, se possibile, l’apologia del vecchio caro Digital Restriction Management che si credeva defunto!
E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0. Che diamine, per soldi si cade volentieri da cavallo sulla via di Seattle…
Così va il mondo: prima vengono i profeti, e vengono bastonati; poi gli apripista, e spesso saltano su qualche mina anti-editore. Finalmente arrivano le truppe d’invasione (succederà prestissimo nel mondo della Scuola): occorre infatti che tutto cambi perché tutto rimanga immutato. I vecchi contenuti faranno prestissimo a mettere le ali da pipistrello del lato oscuro del digitale… Perché il vero problema – sappiatelo amici – è davvero quello dei contenuti …
Cosa dunque abbiamo prefetizzato a fare ?

Davvero il futuro non è che la riproposizione in nuova veste dei vecchi modelli di business? Davvero non esiste, da qualche parte, un Adriano Olivetti del Web 2.0 capace di investire su contenuti diversi, su un futuro infinitamente più dignitoso per i nostri figli, senza per questo rinunciare a produrre reddito ?
Davvero bisognerà attendere la fine della lotta fra maschi dominanti multinazionali, che sfoderano i rispettivi formati o le rispettive soluzioni proprietarie per far ritrovare spazio a quei contenuti di cultura avvelenati dal mass-market e dalla TV spazzatura? O sarà come profetizzava Rifkin, che assisteremo cioè alla nascita di una acefala Editoria senza editori ?

Io ero e resto ottimista. La civiltà è davvero una questione di contenuti, non di formati. Ai formati ci adatteremo sempre, come ebrei nella diaspora… Ma niente come il futuro del libro avrà bisogno di editori veri. Niente come il futuro del libro dovrà confrontarsi con contenuti capaci di sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Meglio questo “Far Web” di inizio secolo del lodo Mondadori del secolo scorso col suo seguito di libri di Bruno Vespa. Meglio Google della Biblioteca di Padre Jorge nel Nome della Rosa. Meglio Kindle delle Messaggerie Italiane…

Service Laboratory

writing

Gli editori hanno quasi dimenticato cos’è una “Redazione”; i giovani neppure sanno cos’è; i self-publishers la aborrono, anzi la temono. Eppure, la redazione è il cuore di una vera Casa editrice: molte abilità tecniche si sommano, nel redattore, a una cultura vasta; il gusto formale della pagina alla cura ortografica e soprattutto all’amore per una buona scrittura.

Un vero redattore “mette le mani” sul testo dell’autore anche più famoso; e l’autore anche più famoso sa di aver bisogno del suo apporto e del suo occhio critico.

Cosa fa una vera Redazione ?

Ecco solo qualche esempio

  •  la digitazione o la “scansione OCR” di testi dattiloscritti o vecchie edizioni:
  • la “pulizia formale” del testo (gli spazi prima della virgola, i corsivi, l’uniformità dei paragrafi ecc.);
  • la “correzione soft”, o editing leggero, quando il testo è già sostanzialmente buono, ma serve qualche ritocco formale;
  • il “deep editing”, quando il testo richiede una riorganizzazione anche strutturale, tagli , aggiunte, apparato note, indici (questo lavoro va sempre fatto guidando l’autore – coaching – e in stretta collaborazione con lui. Può richiedere mesi di lavoro comune);
  • la verifica del vostro PDF, nel caso abbiate impaginato voi stessi il vostro libro;
  • la “scrittura ex novo” di un testo su briefing o intervista : è un caso solo apparentemente estremo;
  • il lavoro di impaginazione grafica utilizzando programmi professionali come InDesign, Photoshop ecc. Questo lavoro può essere semplice (per i libri di solo testo corrente, come i romanzi), o estremamente complesso come nei libri illustrati, fotografici, per le scuole, testi con formule matematiche e tabelle ecc.
  • progettazione della copertina e stesura dei testi per quarte di copertina, bandelle , schede di presentazione per le librerie ecc.
  • la conversione validata nei vari formati digitali (PDF, ePUB, Mobi) perchè siano compatibili con qualsiasi device di destino
  • la cura dell’accessibilità dei vari eBooks, dei siti web, dei Learning objects prodotti anche da editori terzi (nella nostra redazione diffusa abbiamo i massimi esperti italiani di accessibilità)
  • la cura del posizionamento del libro sul mercato
  • l’ufficio stampa

Ma è anche il luogo dove si segue

  •  la traduzione in altre lingue affidata a esperti traduttori esterni
  • la progettazione 3D di installazioni dedicate alla presentazione di libri ed eventi su Second Life o Opensim (per esempio, l’installazione dedicata al Libro dei Sogni di Federico Fellini in Second Life)
  • la scansione OCR di testi antichi (anche in latino), in PDF ricercabile con testo nascosto sotto l’immagine facsimilare (per esempio, il De Re Militari)
  • il recupero digitale di libri rari e preziosi con riproduzione della copertina originale (per esempio, L’Anarchitetto)

Come si vede si tratta di un lavoro immane e costoso, apparentemente in rotta di collisione con le logiche “industriali” dei nuovi players distributivi e dei self-publishers – anche quelli più seri e ce ne sono – che per definizione tendono ad essere indifferenti ai contenuti. In questo scontro di interessi – fra esigenza di pubblicare e indifferenza della piattaforma distributiva – è solo la qualità del contenuto che si fracassa le ossa. A questa qualità, invece, noi non intendiamo rinunciare: per questo cerchiamo “soci”, non “clienti”.

Senza lavoro di redazione i libri nascono storpi e sgrammaticati, esteticamente repellenti, nemici di una buona lettura.

Ogni libro che ci viene affidato rappresenta un caso a sé e come tale va trattato. Con ogni autore si stabilisce un rapporto diretto, l’opposto dei Call Center.

Per ogni libro, un preventivo a misura del lavoro che è reso necessario e dei servizi che l’autore ci chiede (e che noi ci permetteremo di suggerirgli).

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