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In ricordo di Gianfranco Bettetini

Dei quasi quaranta libri pubblicati nel corso della sua lunga attività saggistica, Gianfranco Bettetini sta nel Catalogo storico della Guaraldi con un solo titolo, del 1977:  che ha però  il merito non piccolo di essere uno dei primi 5 pubblicati dal grande semiologo recentemente scomparso.

Si tratta per l’esattezza del secondo titolo co-firmato da Marco De Marinis, della collana di Guide bibliografiche dedicato a “Teatro e comunicazione”.

Il suo saggio “Appunti per una semiotica del teatro” è forse lo snodo più importante di tutti i suoi studi successivi, che hanno sempre oscillato fra cinema, televisione e teatro . “Le Guide Guaraldi: il punto, le interpretazioni, la bibliografia su” rappresentarono uno dei momenti più importanti del progetto culturale della Guaraldi, ultimo gradino “analogico” prima della rivoluzione digitale di Google che avrebbe consentito vaste ricerche bibliografiche “automatiche”. Il progetto a firma di Omar Calabrese  (con comitato di redazione formato da V. Baldacci, M. De Angelis, V. Giudici, P. Magli e G. Santomassimo) tendeva  a “fare il punto” – col contributo critico dei migliori esperti del settore – sugli studi di ogni disciplina in una sorta di “ricomposizione dei saperi” che la successiva liquidità informatica avrebbe forse  definitivamente perduto.

Amico e competitor dell’altro grande semiologo Umberto Eco, legato da rapporti di reciproca stima con Paolo Fabbri, Bettetini è stato un vero protagonista degli studi sui vari  linguaggi della comunicazione artistica.
La Guaraldi si unisce al lutto della famiglia e della cultura non solo italiana  nel ricordo di questo suo Autore della prima ora.

Abbattiamo le librerie. Meglio un tablet

Brazilian Artists Create Labyrinth Using 250,000 Books
Se cerchi un libro, non vai in libreria. Non è un paradosso, lo sanno anche loro, le librerie.

Prendete le Feltrinelli: visto che ormai vendere libri è soltanto una delle tante attività di una libreria (e quella meno remunerativa), presentano dischi. In Feltrinelli più che lo scrittore da Nobel capita di incrociare la starlette di X-Factor. Oppure, per carità, il rocker più indipendente del Paese: ormai non esistono quartieri etici o giudizi estetici, si può vendere di tutto.

Comunque il dato resta: chi vuole un libro non va in libreria. Spalanca Amazon, digita, ottiene quello che vuole. Le librerie restano una piccionaia, uno specchio per allodole: chi non è abituato alla lettura, chi non sa cosa sono i libri, compra i libri in libreria. Così pensa di essere intelligente con Coelho sotto al braccio. Così pensa di essere colto con Flaubert in sacca – senza sapere che non basta l’autore-icona, conta l’edizione, la traduzione, l’editore…

Le librerie sono come i McDonald’s (tra l’altro, pacchiane leggi della società odierna, diventati ormai osterie che vendono hamburger salutisti, con schedina nutrizionale e dimagrimento 2.0). E visto che i fenomeni di massa ci fanno paura, ci riscaldiamo davanti al fuocherello dei fenomeni di nicchia.

Massimiliano Castellani in un interessante articolo uscito su Avvenire tre giorni fa redige la mappa dei “Librai alla riscossa”, cioè quei rifugi del sapere che non hanno di che spartire con i supermarket del libro, le Feltrinelli, per dire. Con la differenza che la materia prima è la stessa. Voglio dire: lo so da me che il negozietto sotto casa è meglio del fluorescente Conad a venti piani. Ma il tonno è sempre tonno, la marmellata sempre marmellata.

Si dirà, ma lì è a “chilometro zero”. Giusto. Ma alzi la mano chi conosce un libraio che smercia soltanto libri di editori della propria città. Nessuno. Tutti vendono la stessa roba: Mondadori, Adelphi, Rizzoli, se va bene qualche editore di medio cabotaggio. Se va meglio qualche piccolo, che però fa edizioni di pregio (e che perciò ha un sacco di soldi). Per evitare inutili romanticismi, precisiamo una cosa: la libreria non è questione di marchi, ma di persone. Spesso e volentieri le Feltrinelli reclutano il personale come fa McDonald’s. Meno ne sa, meglio è. Perché chi va da McDonald’s non vuole un consiglio enogastronomico, vuole un menù preconfezionato.

Di solito, invece, nelle piccole librerie indipendenti – come nelle osterie a gestione familiare – il proprietario è anche il migliore amico del compratore. Il suo consiglio vale oro.

Eppure, la mia esperienza da amante di librerie mi ha insegnato a non erigere steccati: il libraio più capace che conosca gestisce una libreria griffata Mondadori. Quello che ha ereditato la libreria di famiglia, per altro bellissima, è un cretino, di libri ne sa quanto un’ape. Il punto però è sempre lo stesso: vendono tutti la stessa roba.

E se io voglio, faccio per dire, Il quinto evangelio di Mario Pomilio oppure La montagna Hira di Inoue Yasushi oppure Claudiano tradotto da Milo De Angelis, non li trovo da nessuna parte. E se voglio la succosa novità del piccolo editore X mi rispondono immancabilmente “dobbiamo ordinarla”. Allora faccio da me, faccio prima. Per allargare il campo della questione occorre sapere che il libro “a chilometro zero” esiste.

Basterebbe abbattere le librerie attuali. Al posto dell’aula d’ingresso con impilati i libri dell’ultimo romanziere di successo (di solito da scartare come la peste), ci sarà un tablet. Il curioso – aiutato da un libraio competente – comincia la ricerca del libro preferito, perfetto. Lo trova. Clicca. Lo ordina. Il giorno dopo è stampato solo per lui (ed eventualmente, se uno è un feticista, personalizzato). A chilometro zero. Questo non è Blade Runner, ma la realtà, raccontata, se volete mettere fonti nello zaino, da Mario Guaraldi in Radici di carta, frutti digitali (2012).

E l’atmosfera mistica delle vecchie librerie? Sull’arredamento basta attrezzarsi. Potranno nascere librerie dedite solo ai libri di storia o solo ai libri fuori catalogo o solo ai libri di moda. L’importante è che chi entra in libreria possa trovare davvero il libro che cerca.
Davide Brullo

“3 Uomini” presenta DAY ZERO

presentazione del romanzo 3 uomini di Andrea ContiIl romanzo Tre Uomini torna su un palcoscenico. Immaginate la solita presentazione? Con l’autore seduto davanti a una distratta platea a leggere impettito alcuni passi del suo libro? Non venite. Rimarreste delusi.
Day Zero è un’esperienza nuova. Il libro è solo l’oggetto. Quasi una scusa. Day Zero è fatto di persone.
Finalmente riesco a rispondere con illusoria precisione a una domanda piuttosto semplice. Ma difficile.
“Il tuo libro di cosa parla?”
Il mio libro parla di anticomunicazione. In un mondo in cui tutti sono in contatto con tutti, nessuno lo è veramente. Si rischia di perdere il senso profondo della comunicazione. Quell’atto così straordinario che ci fa esclamare con orgoglio: “Noi siamo la specie superiore!”.
Nel mio libro tutto il mondo diventa un tetro museo di statue di pietra. Rimangono in vita solo pochi eletti e anche la comunicazione tra di loro incespica, si riduce a pochi, freddi dialoghi. Il flusso del libro spesso coincide con quello della coscienza del protagonista, che si trova solo, in un mondo che fatica a comprendere.
A cosa serve questa digressione sul libro? Per dire che è un falso mito l’idea che uno scrittore comunichi meglio degli altri. Oggi è bravo a comunicare chi risponde più velocemente di tutti a una frase strillata su Facebook e riesce a dimenticarsene dopo un istante, inseguendo il nuovo post. Oggi moglie e marito sono seduti allo stesso tavolo ma si guardano raramente negli occhi, impegnati a scoprire le ultime novità dagli “amici”.
Io sono l’anticomunicazione. Tre Uomini è l’anticomunicazione. Day zero è il mio modo di comunicare.
Ecco cosa prevede la serata.
Ci sarà un concerto di musica cantautorale italiana con Mark Dantes e Daniele Romani: vi dedico le loro parole e la loro musica.
Ci sarà il videoclip di Tre Uomini, realizzato con il mio amico Andrea Bartoli: vi dedico la sua poesia.
Ci sarà Alessia Bastianini che ballerà sulle note di Max Richter e Chopin: vi dedico la sua grazia.
Ci sarà il sottoscritto che si sveglierà da un sonno profondo come se fosse “il primo uomo”: vi dedico la mia anticomunicazione.

Andrea Conti

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