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In ricordo di Gianfranco Bettetini

Dei quasi quaranta libri pubblicati nel corso della sua lunga attività saggistica, Gianfranco Bettetini sta nel Catalogo storico della Guaraldi con un solo titolo, del 1977:  che ha però  il merito non piccolo di essere uno dei primi 5 pubblicati dal grande semiologo recentemente scomparso.

Si tratta per l’esattezza del secondo titolo co-firmato da Marco De Marinis, della collana di Guide bibliografiche dedicato a “Teatro e comunicazione”.

Il suo saggio “Appunti per una semiotica del teatro” è forse lo snodo più importante di tutti i suoi studi successivi, che hanno sempre oscillato fra cinema, televisione e teatro . “Le Guide Guaraldi: il punto, le interpretazioni, la bibliografia su” rappresentarono uno dei momenti più importanti del progetto culturale della Guaraldi, ultimo gradino “analogico” prima della rivoluzione digitale di Google che avrebbe consentito vaste ricerche bibliografiche “automatiche”. Il progetto a firma di Omar Calabrese  (con comitato di redazione formato da V. Baldacci, M. De Angelis, V. Giudici, P. Magli e G. Santomassimo) tendeva  a “fare il punto” – col contributo critico dei migliori esperti del settore – sugli studi di ogni disciplina in una sorta di “ricomposizione dei saperi” che la successiva liquidità informatica avrebbe forse  definitivamente perduto.

Amico e competitor dell’altro grande semiologo Umberto Eco, legato da rapporti di reciproca stima con Paolo Fabbri, Bettetini è stato un vero protagonista degli studi sui vari  linguaggi della comunicazione artistica.
La Guaraldi si unisce al lutto della famiglia e della cultura non solo italiana  nel ricordo di questo suo Autore della prima ora.

IL CORPO CHE NOI SIAMO. Di Andrea Conti

il corpo che noi siamo

5 novembre 2014 – BIBLIOTERAPIA 2014 – Come ammalarsi (o curarsi) con i libri

Variazioni sul tema: Mente e Corpo

Conversazioni, letture e visioni a cura dell’AISPED Associazioni Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder.

Auditorium – Istituto “G. Lettimi” Rimini – Ore 17 – Ingresso Gratuito

Quando qualche giorno fa una mia cara amica, giovane psicoterapeuta con una brillante carriera in divenire, mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un racconto sul tema Corpo e Dolore Mentale non ci ho pensato un attimo. Mi ha buttato l’idea la sera e la mattina del giorno dopo, ore nove, il racconto era pronto. Il titolo del racconto: L’uomo che si tatuava il dolore. Racconto duro, diretto, di quelli che ti colpiscono dritti allo stomaco. Solo dopo averlo terminato il Grande Censore, il mio Super-Io, ha iniziato a pormi delle domande.
Di seguito il dialogo di quella mattina tra Me (me) e il Grande censore (gc)

gc: “Davvero hai intenzione di mettere in piazza così brutalmente i tuoi sentimenti?”
me: “Non è che ho voglia. In effetti è difficile. Ma qui si tratta di un’urgenza!”
gc: “Urgenza di un pubblico che ascolti e giudichi le tue profonde ferite? L’urgenza è un bell’aperitivo con una bella ragazza!”
me: “Si anche quello. Ma ti sei chiesto come mai abbia scritto questo racconto in cinque minuti senza modificare una parola? Quel racconto era già dentro me.”
gc: “Davvero non temi il giudizio di quel pubblico?”
me: “Oh certo che lo temo. Non ci dormo la notte. Ma sai come la penso. lo scrittore ha il dovere morale di mettere le proprie parole al servizio del progresso umano. Qui si tratta di una rivoluzione del sentire. Di una rivoluzione umana. Come posso non esserci? Ce l’ho pure tatuato sul braccio!”
Così ho messo a tacere il Grande Censore. Ho inviato il racconto alla mia amica che, entusiasta, l’ha fatto leggere alla sua equipe. Qualcuno ha pianto, qualcuno si è commosso. Insieme hanno deciso che “L’uomo che si tatuava il dolore” avrebbe fatto parte della conferenza su Corpo e Dolore della Mente.
Tutto il resto della conferenza è una sorpresa. Mi hanno detto che ci sarà una pianista, una simulazione di seduta terapeutica con un’attrice e una fase di approfondimento del tema.

Se siete parte della rivoluzione umana, forse dovete venire.

Andrea Conti

“3 Uomini” presenta DAY ZERO

presentazione del romanzo 3 uomini di Andrea ContiIl romanzo Tre Uomini torna su un palcoscenico. Immaginate la solita presentazione? Con l’autore seduto davanti a una distratta platea a leggere impettito alcuni passi del suo libro? Non venite. Rimarreste delusi.
Day Zero è un’esperienza nuova. Il libro è solo l’oggetto. Quasi una scusa. Day Zero è fatto di persone.
Finalmente riesco a rispondere con illusoria precisione a una domanda piuttosto semplice. Ma difficile.
“Il tuo libro di cosa parla?”
Il mio libro parla di anticomunicazione. In un mondo in cui tutti sono in contatto con tutti, nessuno lo è veramente. Si rischia di perdere il senso profondo della comunicazione. Quell’atto così straordinario che ci fa esclamare con orgoglio: “Noi siamo la specie superiore!”.
Nel mio libro tutto il mondo diventa un tetro museo di statue di pietra. Rimangono in vita solo pochi eletti e anche la comunicazione tra di loro incespica, si riduce a pochi, freddi dialoghi. Il flusso del libro spesso coincide con quello della coscienza del protagonista, che si trova solo, in un mondo che fatica a comprendere.
A cosa serve questa digressione sul libro? Per dire che è un falso mito l’idea che uno scrittore comunichi meglio degli altri. Oggi è bravo a comunicare chi risponde più velocemente di tutti a una frase strillata su Facebook e riesce a dimenticarsene dopo un istante, inseguendo il nuovo post. Oggi moglie e marito sono seduti allo stesso tavolo ma si guardano raramente negli occhi, impegnati a scoprire le ultime novità dagli “amici”.
Io sono l’anticomunicazione. Tre Uomini è l’anticomunicazione. Day zero è il mio modo di comunicare.
Ecco cosa prevede la serata.
Ci sarà un concerto di musica cantautorale italiana con Mark Dantes e Daniele Romani: vi dedico le loro parole e la loro musica.
Ci sarà il videoclip di Tre Uomini, realizzato con il mio amico Andrea Bartoli: vi dedico la sua poesia.
Ci sarà Alessia Bastianini che ballerà sulle note di Max Richter e Chopin: vi dedico la sua grazia.
Ci sarà il sottoscritto che si sveglierà da un sonno profondo come se fosse “il primo uomo”: vi dedico la mia anticomunicazione.

Andrea Conti

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